Fobie specifiche, cosa sono e perché ne soffriamo

Fobie specifiche, cosa sono e perché ne soffriamo

Scritto il 22/04/2019
da Giacomo Sebastiano Canova

Per fobia specifica si intende una paura o ansia marcata verso un oggetto o verso specifiche situazioni. La persona che soffre di una fobia specifica prova una paura marcata, persistente e/o sproporzionata non solo quando lo stimolo fobico è presente, ma anche quando si aspetta di affrontare un oggetto o una situazione specifica. Il pensiero all’origine della paura è quello di previsione del danno, perdere il controllo, svenire oppure avere le vertigini. Inoltre, i pazienti con fobia specifica non provano ansia solamente perché vicini o a contatto con lo stimolo fobico, ma anche per il fatto che percepiscono una limitazione nella possibilità di allontanarsi da esso.

Tipologie di fobia specifica

Esistono cinque tipologie di fobia specifica:

  1. Animali (zoofobia): si fonda sulle fasi primordiali dell’evoluzione della specie umana, in quanto è grazie alla paura di animali pericolosi che l’uomo ha attuato strategie comportamentali di evitamento e fuga che ci hanno permesso di arrivare ai giorni nostri. In base all’animale coinvolto esistono differenti tipologie di fobie: ragni (aracnofobia), insetti (entomofobia), serpenti (ofidiofobia), uccelli (ornitofobia), roditori (musofobia), cani (cinofobia), gatti (ailurofobia) e pesci (ittiofobia) sono solo alcuni esempi delle specie coinvolte.
  2. Ambiente naturale: trova il suo esordio nell’infanzia e si caratterizza per la paura di altezze (acrofobia), acqua (idrofobia) e temporali (ceraunofobia).
  3. Sangue, infezioni e ferite: la paura che sta alla base di questa fobia specifica è quella di poter stare male e il paziente può arrivare a presentare una risposta lipotimica vasovagale in seguito a visione di sangue (emofobia), ricevere una puntura (aichmofobia), sottoporsi a procedure mediche invasive o assistere a un intervento chirurgico.
  4. Situazionale: l’insorgere di questa fobia specifica è caratterizzato da due picchi, uno nell’infanzia e uno intorno ai 25 anni. Il soggetto può avere una fobia nei confronti di spazi chiusi (claustrofobia), volare (aviofobia), guidare (amaxofobia), ascensori o ponti.
  5. Altro tipo: queste fobie specifiche sono maggiormente presenti nell’infanzia e possono essere la paura di soffocare (anginofobia), pagliacci e maschere (coulrofobia), bambole (pediofobia) o rumori forti (liguirofobia).

Oltre a queste cinque forme classiche, l’evoluzione della specie e la presenza di nuove tecnologie hanno portato alla classificazione di ulteriori fobie specifiche annoverate nel DSM V:

EmetofobiaNomofobia

Si tratta della fobia specifica del vomitare e chi soffre di emetofobia ha il terrore di vomitare o di vedere qualcun altro farlo.

Questo fatto spesso porta la persona con emetofobia a controllare ogni minimo sintomo del proprio corpo e soprattutto dello stomaco, diventando ipersensibile a qualsiasi segnale riesca a captare.

Analizza tutto ciò che mangia per paura di ingerire cibi scaduti o avariati che potrebbero provocare il vomito. Nei casi più gravi di emetofobia anche la gravidanza può diventare un incubo tanto che le donne emetofobiche arrivano a rinunciare ad avere figli per paura delle nausee

Si tratta della fobia specifica di non avere il cellulare con sé e si caratterizza per la presenza di stati d’ansia quando il soggetto rimane a corto di batteria, di credito, senza copertura di rete oppure senza il cellulare.

La persona che soffre di nomofobia prova pertanto un’intensa e sproporzionata paura di rimanere tagliata fuori dal contatto di rete mobile, di non essere in relazione con il resto del mondo, al punto da esperire sintomi fisici simili a quelli che caratterizzano gli attacchi di panico.