Terapia in corso: sfatato il mito della pettorina

Terapia in corso: sfatato il mito della pettorina

Scritto il 15/09/2021
da Muzio Stornelli

Da alcuni anni per contenere gli errori dovuti alla somministrazione dei farmaci, eventi spesso causati da distrazioni, interruzioni, ambienti di lavoro poco “sensibili” alla complessità delle attività in corso, si è deciso di utilizzare la cosiddetta pettorina “terapia in corso: non disturbare” allo scopo (presunto) di far rimanere l’infermiere concentrato durante una fase topica della sua attività professionale. Recentemente uno studio francese ha indagato l’efficacia di tale strategia, arrivando però ad una conclusione non del tutto rassicurante: la pettorina non ha avuto alcun impatto sull’errore di somministrazione del farmaco o sui tassi di interruzione.

Efficacia pettorina "non interrompere" nel ridurre errori terapeutici

Lo studio francese pubblicato su BMC Nursing non ha dimostrato un impatto positivo della pettorina sulla riduzione degli errori di somministrazione o sui tassi di interruzione

La somministrazione dei farmaci ha da sempre rappresentato un processo complesso e pieno di insidie, soprattutto se unito alla fase della prescrizione, tanto che il Ministero della Salute ha diffuso molte raccomandazioni in tal senso, allo scopo di prevenire e ridurre gli errori ed evitare gli eventi avversi.

Basti pensare che l’ultimo report di monitoraggio degli eventi sentinella (settembre 2005-dicembre 2012), vede gli errori in terapia farmacologica come ottava causa di morte, coma o gravi alterazioni funzionali.

L’atto della somministrazione rappresenta l’ultimo anello di una catena, forte, ma fragilissima al tempo stesso, tanto che è sufficiente un banalissimo errore per causare danni spesso irreparabili. Per tentare di salvaguardare “il somministratore” già nel 2010 in Inghilterra vennero introdotte le pettorine con la scritta “non disturbare” allo scopo appunto di disattivare potenziali disattenzioni e aumentare il livello di sicurezza nei confronti degli utenti ai quali tali farmaci dovevano essere somministrati.

A distanza di 11 anni uno studio pubblicato sul BMC Nursing e condotto in quattro ospedali per adulti francesi ha rivelato che l’uso del giubbino “non disturbare” non ha avuto alcun impatto positivo sulla riduzione degli errori: essi sono stati del 7,09% per il gruppo sperimentale ed il 6,23% per il gruppo di controllo, fortunatamente senza gravi impatti di tipo clinico.

Si è però evidenziata una riduzione delle interruzioni nel gruppo sperimentale (15,04%) a dispetto del gruppo di controllo (20,75%). A tal proposito la stragrande maggioranza degli infermieri è parsa d’accordo sul fatto che le sospensioni si verificavano molto frequentemente generando una forte preoccupazione per la sicurezza dei pazienti; principalmente esse erano dovute a telefonate di parenti, medici, pulsanti di chiamata di altri malati e mancanza di farmaci o materiali.