Sifilide in gravidanza

Sifilide in gravidanza

Scritto il 26/11/2019
da Mavì Puglia

La sifilide in gravidanza è una patologia altamente connessa con morbilità e mortalità fetale; essa infatti può causare gravi problemi teratogeni fetali, fino ad arrivare alla morte endouterina. Sebbene la sifilide venga indicata come una patologia del passato, ad oggi il tasso di incidenza della stessa è in aumento in tutto il mondo e ciò fa si che molti feti rischino il contagio durante la gravidanza. Per questo motivo già nel primo trimestre è importante effettuare un esame definito con l’acronimo TORCH (Toxoplasmosi, Others, Rosolia, Citomegalovirus, Herpes), all’interno del quale la sifilide rientra nella categoria “others” (altri) insieme alla Varicella, al Parvovirus b 19 e all’HIV.

Eziologia della sifilide in gravidanza

La sifilide è causata da un battere denominato Treponema Pallidum, della famiglia delle Spirochete e dalla caratteristica forma spiraliforme.

La modalità principale di trasmissione della sifilide alla mamma è attraverso i contatti sessuali mentre il contagio al feto può avvenire per via transplacentare e durante il passaggio attraverso il canale del parto.

Per questo motivo la sifilide può essere classificata in tre grandi gruppi:

  • Sifilide acquisita: l’infezione è contratta in età adulta tramite rapporti sessuali
  • Sifilide congenita o prenatale: contratta per via transplacentare
  • Sifilide connatale: acquisita al momento del passaggio attraverso il canale del parto

La trasmissione madre-feto può avvenire in qualsiasi epoca della gravidanza, anche se il rischio di trasmissione si presenta come basso durante il primo trimestre e va ad aumentare con il progredire della gestazione.

In realtà è opportuno specificare che il fattore più importante nel determinare la probabilità di trasmissione verticale è lo stadio della sifilide nella mamma: in caso di infezione congenita da sifilide, infatti, il tasso di infezione verticale fetale oscilla tra il 70-100% se la madre non è stata trattata, con rischio di morte endouterina nel 30% dei casi.

Purtroppo, però, la fase di incubazione in caso di sifilide acquisita si presenta come asintomatica per le prime 3-4 settimane, dopo le quali la maggior parte dei soggetti mostrano segni clinici, ma questo lasso di tempo fa sì che il contagio possa essere ancora più pericoloso non essendo conclamato.

Conseguenze della sifilide in gravidanza

In gravidanza la sifilide può portare principalmente a due grandi quadri patologici, che è possibile classificare in forma precoce e tardiva a seconda della manifestazione clinica dei segni e sintomi del nascituro.

Forma precoce

In questo caso i segni e sintomi si manifestano entro i due anni di età e sono costituiti da:

  • Anomalie radiografiche delle ossa lunghe (periostite diafisaria ed osteocondrite metafisaria con pseudoparalisi di Parrot)
  • Eruzioni cutanee di tipo vescicolo-bolloso o maculo papulare
  • Epatosplenomegalia
  • Linfadenopatia
  • Rinite
  • Ascite
  • Febbre
  • Disturbo della crescita
  • Meningite
  • Polmonite
  • Glomerulonefrite o sindrome nefrosica
  • Corioretinite

Nei neonati pretermine può verificarsi una funisite necrotizzante associata ad elevata incidenza di morte perinatale.

Forma tardiva

Si manifesta due anni dopo la nascita del bambino ed è prevalentemente correlata a dei processi infiammatori della forma precoce e delle lesioni infiammatorie croniche (gomme). Essa si manifesta con:

  • Anomalie ossee (a carico delle ossa craniche con deformazioni frontali e parietali, delle mascellari, delle ossa lunghe con tibie a sciabola)
  • Anomalie dentali con gli incisivi di Hutchinson e i molari di Mulberry
  • Anomalie nasali e del palato
  • Anomalie oculari con la cheratite interstiziale o più raramente con l’atrofia del nervo ottico, da sordità sensoriale
  • Neuro sifilide, può essere asintomatica o manifestarsi anche con paresi o tabe

Test di screening

Il metodo principale di individuazione della sifilide negli adulti si basa sulla dimostrazione, nell’essudato delle lesioni e nei fluidi corporei, di batteri con struttura e caratteristiche simili al Treponema pallidum.

In gravidanza, però, vengono preferiti test sierici effettuati grazie a un semplice prelievo ematico. Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità consigliano di effettuare un primo prelievo ematico all’inizio della gravidanza, al quale succederà un secondo al termine della stessa.

Classicamente i test sierologici vengono distinti in test treponemici e non treponemici; i primi sono basati sulla ricerca degli anticorpi diretti contro antigeni specifici del T. pallidum e vengono utilizzati ai fini diagnostici, i secondi ricercano gli anticorpi antilipoidei (anticorpi prodotti contro sostanze liberate dai tessuti per l’azione patogena del treponema) e servono per valutare l’attività della malattia e la risposta terapeutica.

Come si cura la sifilide in gravidanza

Anche in gravidanza il farmaco d'elezione per il trattamento della sifilide in tutti gli stadi è la penicillina G per via parenterale.

In caso di allergia al farmaco occorre desensibilizzare e trattare con antibiotici alternativi (doxiciclina, tetracicline, azitromicina, ceftriaxone), anche se non sono supportati da dati sufficienti, e un follow up particolarmente serrato.