Complesso TORCH

Complesso TORCH

Scritto il 10/11/2019
da Mavì Puglia

In gravidanza è possibile analizzare la presenza di alcune infezioni con il cosiddetto esame del complesso TORCH. Il TORCH viene analizzato attraverso un prelievo sanguigno, capace di analizzare la presenza delle varie forme infettive. In alcuni casi, lo stesso può essere consigliato anche già in epoca pre-gestazionale, al fine di individuare e curare, laddove possibile, tutte le patologie a rischio.

Cos’è il complesso TORCH

TORCH è un acronimo che racchiude al suo interno diversi batteri, parassiti e virus responsabili di patologie particolarmente rischiose in gravidanza tra cui: Toxoplasmosi, Others (Sifilide, HIV, Epatite, Parvovirus, ecc.), Rosolia, Citomegalovirus e Herpes simplex.

Le modalità infettive possono essere svariate e normalmente le stesse sono correlate ad un passaggio transplacentare, alla via ascendente (tramite la vagina) o via discendente (canale del parto). Nonostante ciò il feto spesso presenta alcuni meccanismi difensivi che si sviluppano in gravidanza.

In primis la placenta, organo fondamentale per la sopravvivenza fetale, si sviluppa completamente intorno al 4 mese e permette non solo un ostacolo meccanico agli agenti infettivi (barriera emato-placentare), ma anche la creazione di cellule ad azione fagocitaria ed anticorpi. Inoltre, gli anticorpi materni passano al feto proprio tramite la placenta ed è infatti possibile riscontrare alte concentrazioni di anticorpi all’interno del liquido amniotico verso la fine della gravidanza.

Lo stesso feto, poi, già all’inizio della settima settimana di gravidanza, inizia una propria produzione di anticorpi, capace di contrastare le infezioni.

Quadro clinico e rischio infettivo

Partendo dal Toxoplasma gondii, lo stesso può essere contratto in qualsiasi epoca gestazionale, ma è particolarmente rischioso se contratto nel primo trimestre di gravidanza; infatti può provocare gravi conseguenze come morte fetale ed encefaliti, causando il ritardo dello sviluppo cognitivo dell’individuo.

In maniera differente, rosolia e citomegalovirus sono maggiormente trasmessi in maniera transplacentare ed entrambi sono estremamente rischiosi se contratti nel primo trimestre di gravidanza.

La rosolia, infatti, avendo un effetto teratogenico può portare ad aborto spontaneo, ma anche allo sviluppo della sindrome rubeolica caratterizzata da lesioni a livello dell’encefalo, della retina e delle ossa.

Il citomegalovirus, invece, crea maggiormente problemi secondari agli organi; caratterizzato dalla distruzione delle cellule, può dar vita a microencefaliti, crisi epilettiche, epatosplenomegalia, corioretiniti, calcificazioni cerebrali e ritardi nello sviluppo cognitivo.

Infine, il virus dell’Herpes simplex raramente passa attraverso la placenta, ma la sua trasmissione è maggiormente legata al canale del parto. Per questa ragione il rischio più alto è quello dello sviluppo dell’herpes neonatale, caratterizzato da infezioni cutanee, infezione disseminata e spesso compromissione di alcuni organi.

Per quanto concerne le patologie individuate come Others, un breve cenno merita il Treponema pallidum (responsabile della sifilide), che - soprattutto se contratto dopo la 16 settimana - può portare alla morte in utero, ma anche all’insorgenza della sifilide congenita precoce o tardiva.

Il Parvovirus b 19, invece, è maggiormente responsabile di idrope fetale e aborto spontaneo. L’epatite b può essere trasmessa al momento del parto e il neonato può risultare in uno stato di portatore cronico asintomatico, mentre l’HIV può già passare attraverso la placenta facendo sì che il feto risulti affetto nelle diverse forme ed espressioni.