Infermieri a Venezia: fare il pendolare costa 530 € l'anno

Scritto il 04/07/2024
da Redazione

Il pendolarismo del personale sanitario dell'Ospedale Civile di Venezia costa circa 530 euro all'anno. La maggior parte dei professionisti che svolgono il proprio servizio quotidianamente si trova costretta ad un pendolarismo in pullman o in treno con un tempo medio di trasporto di oltre tre ore al giorno, che si somma all'orario di lavoro. La denuncia, a tutela dei lavoratori dell’Uls 3, arriva dalle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) che hanno iniziato ad organizzare dei presidi davanti alle strutture sanitarie pubbliche della Serenissima per chiedere interventi strutturali sulla questione e nuove assunzioni.

Venezia, costi proibitivi per gli infermieri pendolari

ospedale civile di venezia

Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo di Venezia

Dei circa 900 dipendenti del comparto, risulta che meno della metà vive a Venezia. La maggior parte, di cui 450 infermieri, risiede nella terraferma ed ogni giorno vive il disagio di muoversi con i mezzi pubblici e privati per andare al lavoro, affrontando una spesa di oltre cinquecento euro per il pagamento dei trasporti. Sono pendolari anche 230 operatori sociosanitari, 55 tecnici e 70 altri dipendenti, tra amministrativi ed operatori.

I sindacati concordano che per evitare un esodo importante a causa del pendolarismo e dei suoi costi proibitivi sono necessari strumenti davvero a sostegno dei lavoratori. Segnalano infatti che le misure messe in atto sinora dall'azienda sanitaria veneziana, dopo le lamentele, a favore dei suoi dipendenti pendolari – come il vaporetto a costo agevolato, la convenzione per il parcheggio e l'incremento delle stanze nella foresteria – purtroppo non sono sufficienti.

Sebbene lo scorso anno i dipendenti dell'Ospedale Civile abbiano ricevuto mille euro come una tantum per il disagio lavorativo, le sigle sindacali ritengono che, viste le crescenti e persistenti difficoltà e a fronte della spesa annuale sostenuta, sia ormai inderogabile un contributo da parte della Regione Veneto e del Comune di Venezia.

Sottolineano inoltre che le istituzioni dovrebbero impegnarsi a trovare finalmente soluzioni più strutturali così da incentivare il personale a restare in servizio nella città lagunare. Altrimenti in tempi non lontani si rischia realmente di depauperare il territorio veneziano di professionisti della salute, non solo infermieri ma anche medici, tecnici ed operatori sanitari, avverte il rappresentante sindacale della Uil Fpl, Stefano Boscolo.

Tenendo conto anche del fatto che la maggioranza del personale è femminile, prima o poi cercheranno di avvicinarsi alla propria residenza per conciliare meglio il tempo di vita familiare con quello di lavoro, lasciando così scoperto il Civile.

Se andiamo avanti così la sanità è destinata ad affondare, commenta Ivan Bernini della Cgil, ricordando come la Regione non abbia tenuto in nessun conto l'anno scorso della raccolta di 20mila firme davanti agli ospedali veneziani per chiedere una maxi-campagna di assunzioni.

Per noi la soluzione è evidente: serve assumere il personale che è già in graduatoria, eliminare il tetto di spesa per il reclutamento di nuovo personale, garantire turni e qualità del lavoro dignitosi per fermare la fuga dei lavoratori e delle lavoratrici.

Fino a quando non ci sarà una reale e significativa inversione di rotta sulla meritocrazia, la retribuzione, i carichi di lavoro e un miglioramento generale dell'organizzazione, la situazione del personale sanitario sarà sempre più drammatica, è la sintesi della posizione della Cisl Fp.

Parliamo di eccellenze da valorizzare. Pertanto, si devono superare i tetti di spesa per i dipendenti, togliere i limiti alle assunzioni ed elevare gli stipendi, adeguandoli al costo della vita, conclude il suo rappresentante, Massimo Grella.