Sanitari imboscati, centinaia i casi sotto esame

Scritto il 09/02/2024
da Redazione

Da una recente visita ispettiva di tre consiglieri regionali nell'ospedale di Cosenza per valutare le criticità strutturali ed organizzative del nosocomio nonché i disservizi segnalati da numerosi cittadini anche attraverso i social, è emersa una realtà nascosta. È stato rilevato un numero considerevole di sanitari che sono lontani dalle corsie perché valutati e dichiarati inidonei dal medico competente dell'azienda a svolgere le mansioni del loro profilo per le quali erano stati inizialmente assunti. Si tratta di medici, infermieri, Oss, tecnici di laboratorio e di radiologia che, essendo state loro riconosciute specifiche limitazioni nelle attività assegnate per questioni di salute, sono stati dislocati in postazioni differenti, destinati ad incarichi amministrativi o, se esonerati dal turno notturno, impiegati a mezzo servizio.

Infermieri e medici inidonei, M5S: indagare per scoprire chi ci marcia

infermieri in corsia

Rilevato un numero elevato di sanitari del servizio sanitario calabrese lontani dalle corsie perché valutati e dichiarati inidonei dal medico competente.

Il Consigliere regionale Davide Tavernise (Movimento 5 Stelle), che insieme ai colleghi Bevacqua e Iannucci del Partito Democratico ha svolto il sopralluogo all'ospedale dell'Annunziata, ritiene che il fenomeno sia diffuso in tutte le nove aziende sanitarie della Calabria ed aveva pertanto fatto formalmente richiesta di avere a disposizione da ciascuna i dati relativi alle certificazioni di inidoneità firmate dai medici competenti.

Alla luce dei dati sinora raccolti, riporta cifre altissime e preoccupanti. Evidenzia che sono complessivamente 913 i dipendenti del servizio sanitario calabrese considerati inidonei a lavorare in corsia e pertanto destinati altrove, anche negli uffici.

Ne sono stati accertati 343 a Reggio Calabria e altri 570 tra Cosenza, Crotone e Catanzaro. Risulta inoltre che la maggior parte degli esonerati sono infermieri. Ritiene che i numeri del fenomeno potrebbero essere ancora più elevati, considerando che nel sistema sanitario regionale calabrese si contano 20mila unità.

In proiezione, sommando le varie aziende da cui non ho ricevuto i dati, medici, infermieri, oss e tecnici “imboscati” potrebbero essere 2500/3000. Sottolineando che un'azienda privata di 20mila dipendenti con 2500 esonerati al turno notturno sarebbe considerata un'azienda con un basso indice di produttività, il consigliere suggerisce che sarebbe migliore una gestione manageriale del sistema sanitario: Una cosa del genere nella sanità privata non sarebbe mai accettata, chiosa pressando il Governatore della Regione Roberto Occhiuto perché intervenga.

Ci sono infermieri ed Oss che non possono essere impiegati nella movimentazione dei pazienti e nel sollevamento dei carichi, che possono svolgere solo attività ambulatoriale, che non possono essere impiegati in turni di reperibilità diurna/notturna, che non sono idonei ad attività di urgenza-emergenza, che possono essere adibiti soltanto a mansioni amministrative.

Talvolta le certificazioni di inidoneità, parziale o completa, raggiungono anche il paradosso come nel caso di due tecnici sanitari di radiologia medica con prescrizione di non esporsi a radiazioni. Ci sono medici che non possono utilizzare taglienti o pungenti o non possono entrare in sala operatoria o che in Pronto soccorso possono occuparsi solo dei codici bianchi.

Pur riconoscendo la correttezza di molte attestazioni di inidoneità per malattie gravi o sopravvenute limitazioni fisiche che rendono inidonei allo svolgimento delle mansioni previste, il consigliere regionale solleva la questione dei sanitari imboscati che non sono così cagionevoli di salute ovverosia pone il dubbio che si possano creare o si siano già create delle situazioni compiacenti. Ritiene pertanto che sia doveroso fare luce sulla situazione ed accertare l'effettiva fondatezza delle certificazioni rilasciate.

Sostiene che il fenomeno dei sospetti imboscati è sottotraccia: Non se conosce ancora con chiarezza la dimensione anche perché le aziende sanitarie ed ospedaliere non si sono mai prese la briga di monitorare e soltanto 1 ospedale su 9, quello di Reggio Calabria, ha fornito dati completi dopo la presentazione dell'istanza.

Per averne una prima contezza, Tavernise ha dovuto chiedere l'accesso agli atti dell'Ospedale di Cosenza e, una volta consegnati un anno e mezzo dopo dal Commissario straordinario dell'Ospedale Civile dell'Annunziata, i dati sono allarmanti. Su un totale di 623 dipendenti sottoposti a visita medica in un periodo di nove mesi, sono stati valutati inidonei 126 sanitari, tra medici ed infermieri.

Rappresentano il 20%, significa che ad uno su cinque sono state riconosciute limitazioni al lavoro. Nel grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria, unico ad aver precisato cifre e ruoli, i numeri sono peggiori: al Gom sono 343 i lavoratori, tra medici ed infermieri, sottratti parzialmente o totalmente alle corsie ospedaliere.

Sono dipendenti che purtroppo creano disagio e danno anche ai colleghi, costretti a sobbarcarsi un maggiore carico di lavoro e di stress, sottolinea Tavernise. Per un infermiere che non può lavorare di notte, ce ne sarà un altro che farà notti più frequenti. Questi ritmi espongono anche ad un rischio maggiore di assenze per malattia anche chi umanamente non regge a tanto lavoro.

Segnala inoltre che, siccome molti degli inidonei rimangono nella struttura o reparto di assegnazione risultano appieno ancora titolari nell'organico delle aziende, pur non svolgendo l'attività per la quale erano stati assunti, bloccando di fatto la loro eventuale sostituzione con nuove assunzioni.

Evidenzia ancora che anche l'organizzazione dei turni di lavoro può risultare difficile in quanto si deve necessariamente tenere conto delle limitazioni dei soggetti certificati presenti nell'unità operativa: È un problema che le Aziende sanitarie sottovalutano. Invece si tratta di una concausa della grave carenza di personale che affligge i nostri ospedali. Se la politica calabrese non è intenzionata a risolvere pienamente la questione vengono vanificati anche gli altri interventi come il ricorso ai contingenti di medici cubani, avverte.

Intanto Tavernese ha proposto al Governatore della Calabria un protocollo d'Intesa con l'Inps affinché sia l'istituito, soggetto terzo, ad occuparsi del rilascio delle certificazioni con garanzia di imparzialità, come sta valutando di fare anche il governatore Rocca nel Lazio dove la percentuale degli imboscati della sanità pubblica si aggira, come nelle altre regioni, attorno al 10%. Discutere la legge proposta nel 2022, che è a costo zero per le casse regionali, sarebbe un segnale di responsabilità verso questo problema e di volontà di cambiamento con atti concreti, conclude il consigliere regionale rinnovando l'invito ad Occhiuto a collaborare sul tema della sanità, il più importante per i cittadini calabresi.

Dai dati presentati emerge quindi che le persone negli ospedali ci sono ma riempiono soprattutto gli uffici, a centinaia. E che, accanto a coloro che hanno davvero limitazioni al lavoro, ce ne sono tanti altri che, colpiti da una serie dilagante di malattie, disturbi psicofisici ed inabilità, si affranca dalle corsie dove invece dovrebbe stare. Aveva denunciato la situazione già lo scorso ottobre anche il segretario generale della Uil reggina, Azzarà, secondo il quale l'Asp Reggio Calabria ha 1200 sanitari per un fabbisogno di 200 posti letto: Pertanto non si può dire che non ci sono medici. I medici ci sono ma da tempo sono imboscati.

Percepire indennità di servizio come medici svolgendo ruoli amministrativi si chiama truffa. Bisogna rimuovere questi privilegi perché questa mala gestione della sanità compromette il servizio ai cittadini. Se dicono che non ci sono medici, vadano prima a verificare cosa fanno quelli che ci sono e poi si può pensare ad assumerne nuovi. Si faccia uno studio sul fabbisogno, chiosa il sindacalista ribadendo che un medico assunto per fare il medico non può essere impiegato per legge in cose diverse dalle quali è stato assunto, altrimenti non lamentatevi che la sanità non funziona.