Fnopi: stabilizzare sanitari assunti in emergenza Covid

Fnopi: stabilizzare sanitari assunti in emergenza Covid

Scritto il 11/10/2021
da Massimo Canorro

La presidente Mangiacavalli sostiene l’iniziativa della Fiaso, che ha inviato alle istituzioni la proposta di assumere i 66.029 professionisti sanitari assunti per sopperire all’emergenza Covid e adesso in condizioni di precariato. Come Fnopi offriremo il nostro supporto, è stata ampliamente dimostrata sul campo l’essenzialità dell’assistenza.

Infermieri precari Covid-19, per Fnopi la parola d'ordine è stabilizzare

Fnopi: Ha ragione Fiaso, vanno assunti i ‘precari di Covid’

Assumere i 66mila precari della sanità reclutati nel corso dell’emergenza Covid. La proposta inviata dalla Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) alla presidenza del Consiglio dei ministri, ai ministri, ai presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo parlamentari e alla Conferenza delle Regioni – per permettere la stabilizzazione del personale che negli ultimi venti mesi ha affrontato in corsia l’emergenza pandemica – trova la piena sintonia della Fnopi.

La parola d’ordine per la Federazione nazionale dell’ordine delle professioni infermieristiche è stabilizzare, gli infermieri che sono stati assunti con contratti flessibili negli ultimi due anni, e farlo prima che scadano i termini della loro chiamata in servizio per l’emergenza Covid. Puntualizza la presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli: Gli infermieri chiamati in servizio in prima linea contro la pandemia e per dare supporto anche ai malati non Covid sono decine di migliaia e concordiamo con Fiaso – alla cui iniziativa offriremo tutto il nostro supporto – quando evidenzia la necessità di assumere chi è stato reclutato come precario e ora rischia di non poter più lavorare con il Servizio sanitario nazionale, pur avendo dimostrato la sua essenzialità nell’assistenza, anche a rischio della propria salute. Gli infermieri sono i più colpiti da Covid con quasi 118mila contagi da inizio pandemia e decine e decine di decessi.

Quindi Mangiacavalli rimanda alla missiva scritta dalla Fiaso. Nella lettera inviata alla presidenza del Consiglio dei ministri, ai ministri, ai presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo parlamentari e alla Conferenza delle Regioni viene indicato che, oltre agli altri professionisti, tra i precari ci sono quasi 35mila infermieri (il 12,5% della forza lavoro presente a inizio pandemia, circa 270mila infermieri). Un numero elevatissimo – prosegue la presidente della Fnopi – se soltanto si pensa che fino al 2019 ce ne erano già circa 15mila, il 33% di tutti quelli censiti dalla Ragioneria generale dello Stato e il più alto numero in assoluto nel pubblico impiego.

Ciononostante la carenza di infermieri si è fatta (e si fa) sentire. Le stesse regioni – incalza Mangiacavalli – cercano i nostri professionisti per assistere non solo negli ospedali, ma soprattutto sul territorio, in quella domiciliarità e prossimità che sono le caratteristiche proprie della professione infermieristica nonché gli assi portanti per la sanità anche del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Pollice in su alla proposta inviata dalla Fiaso anche da parte della Fnomceo. Sottoscriviamo questo appello volto a stabilizzare i 66.029 professionisti sanitari assunti per sopperire all’emergenza Covid e attualmente in condizioni di precariato, dichiara il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli. Stessa presa di posizione per la Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, che per voce della sua presidente, Teresa Calandra, illustra: Condividiamo la proposta Fiaso a favore della stabilizzazione degli oltre 66.000 professionisti sanitari, che temono oggi di ritrovarsi disoccupati, dopo aver dimostrato tutta la loro professionalità anche mettendo a rischio la propria vita. I licenziamenti, oltre a costituire un’ingiustizia, andrebbero a destabilizzare l’intero sistema, considerata la cronica carenza di personale sanitario.