Infermieri: ne mancano 63mila. Proposte anti-carenza Fnopi

Infermieri: ne mancano 63mila. Proposte anti-carenza Fnopi

Scritto il 14/09/2021
da Massimo Canorro

La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) redige un documento nel quale avanza una serie di proposte operative. Si tratta di obiettivi a breve termine per replicare alla carenza di infermieri; a medio e a lungo termine sia per strutturare sia per potenziare il settore oggi in difficoltà.

Fnopi: proposte operative per superare la carenza infermieristica

Carenza infermieristica: servizi e PNRR a rischio. Le proposte operative Fnopi

Carenza infermieristica, la Fnopi ha realizzato un documento nel quale offre una serie di proposte operative, dettagliandole.

E, in primis, evidenziando quelle che sono le finalità che contraddistinguono questo percorso: obiettivi a breve termine per replicare alla carenza di professionisti sanitari; a medio e lungo termine, non solo per ristrutturare ma, soprattutto, per potenziare il settore oggi in particolare difficoltà.

Proprio sulla carenza di infermieri, bisogna sottolineare che grazie anche al Recovery Plan – che prevede lo stanziamento di risorse rilevanti proprio per implementare le cure di prossimità e che fa esplicito riferimento a strutture come gli Ospedali di comunità o alle Case di comunità dove gli infermieri hanno un peso non indifferente e anche alle centrali operative territoriali – il Governo, con lo stimolo delle Regioni, ha l’opportunità di introdurre ogni misura necessaria per il potenziamento degli organici infermieristici e per stabilizzarne l’inquadramento contrattuale.

Come anticipato, il documento della Fnopi – che ha ripreso il confronto con le Regioni in merito ai temi cardine della professione – prevede una serie di proposte operative a breve termine, come il superamento del vincolo di esclusività – che attualmente lega l’infermiere nel rapporto di lavoro con il servizio sanitario pubblico – e l’esercizio libero professionale a supporto delle strutture socio sanitarie territoriali.

Con una precisazione: gli infermieri iscritti alla cassa dell’Enpapi (Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica) sfiorano gli 80mila. Di questi in esercizio libero professionale puro, che potrebbero quindi garantire un adeguato supporto, risultano almeno 30mila. E ancora, la promozione di progetti mirati ad assicurare il supporto in termini di prestazioni di assistenza infermieristica da parte delle aziende sanitarie alle strutture residenziali territoriali; l’attività dovrà essere svolta al di fuori dell’orario di servizio e remunerata con l’istituto delle prestazioni aggiuntive ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lett. d), del Ccnl del Comparto Sanità del 21 maggio 2018.

Senza dimenticare l’attuazione di percorsi di incentivazione per “distacchi” o “comandi” (così come previsto dall'attuale assetto contrattuale del già citato Ccnl) dall’azienda sanitaria ospedaliera verso le strper utture socio sanitarie territoriali, favorendo il riavvicinamento territoriale del dipendente considerata la residenza, nonché l’accreditamento delle strutture socio sanitarie quali sedi di tirocinio dei corsi di laurea in infermieristica. Con che finalità? Incrementare le possibilità di svolgimento di tirocini curricolari da parte degli studenti del triennio quale strumento per lo sviluppo culturale in tale setting.

Valorizzazione professionale ed economica degli infermieri

Quali sono, invece, le impellenze a medio termine formulate dalla Fnopi? Innanzitutto, ridefinire le regole di accreditamento delle strutture, nell’ottica di adeguamento dei servizi offerti in relazione all’evoluzione dei bisogni dei cittadini e per la conseguente revisione dei modelli organizzativi e assistenziali, promuovendo un'evoluzione delle varie figure professionali e di un chiaro e competente coordinamento della pianificazione e dell’intervento assistenziale.

E ancora, la valorizzazione della professione infermieristica all’interno delle strutture socio sanitarie territoriali, prevedendo tanto l’investimento nella formazione e nell’aggiornamento delle competenze specialistiche per gli infermieri già impegnati nelle strutture quanto uno sviluppo in chiave clinica, per attualizzare la necessaria maggiore pertinenza alla complessità e tipologia assistenziale di carriera e sotto il profilo gestionale.

Capitolo a parte meritano i contingenti formativi adeguandoli alle reali esigenze di tutti i servizi (ospedalieri e territoriali) prevedendo anche l’investimento per le necessarie azioni formative (Med/45 “Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche”, tutor, aule) coinvolgendo gli Opi, le Regioni, le Università. Dunque, la valorizzazione economica delle competenze, responsabilità e autonomia della professione infermieristica a tutti i livelli al fine di rendere attraente anche l’esercizio nelle strutture socio sanitarie territoriali, favorendo percorsi di carriera professionale in ambito manageriale e clinico.

Spiega ancora il documento Fnopi che, parlando di attrattività, è da rilevare che il mercato del lavoro per gli infermieri – il cui potere contrattuale sul mercato risulta tuttora estremamente ridotto – è stato caratterizzato da scelte obbligate e mai supportate da condizioni economiche vantaggiose e di sicurezza accettabili o alternative.

Riportare in Italia gli infermieri emigrati all'estero

Il rientro degli infermieri italiani emigrati all’estero e gli incentivi di tipo contrattuale ed economico costituiscono, per la Fnopi, gli obiettivi da perseguire a lungo termine. Come riporta il documento, allo stato attuale si calcola che lavorino all’estero circa 20.000 infermieri italiani, la cui maggior parte è in carriera e non pensa di tornare in Italia nel prossimo futuro. Meno di un terzo attende l’esito di chiamate da concorsi nel nostro paese. Ragione per cui occorre trovare forme mirate di incentivazione.

Secondo dati aggiornati al dicembre 2019, gli stati maggiormente interessati dal flusso migratorio infermieristico sono l’Inghilterra (con 3.988 infermieri) e la Germania (con 2.033). Con numeri sensibilmente inferiori troviamo poi a seguire il Belgio, la Spagna e la Francia.

Come è naturale, uno tra i principali fattori è riconducibile al trattamento economico: in Italia le retribuzioni degli infermieri non subiscono grosse e sostanziali variazioni da anni. Chi lavora nel pubblico parte, a inizio carriera, da uno stipendio di circa 1.150 euro netti. Nel corso della carriera la retribuzione aumenta di poco a seconda dell’età e delle mansioni più o meno rischiose. Lo stipendio medio di un infermiere che lavora nel pubblico – a metà carriera e tarato su una media di indennità corrisposte – è di 1.410 euro netti al mese (si avvicinano ai 2.000 euro solo gli infermieri più anziani e con un certo grado di specializzazione). In Germania e nel Regno Unito lo stipendio medio è di circa 2.500 euro, mentre la media europea si attesta intorno ai 1.900 euro.