Carenza infermieri Veneto, Uil: urge togliere numero chiuso

Carenza infermieri Veneto, Uil: urge togliere numero chiuso

Scritto il 06/09/2021
da Massimo Canorro

La segretaria provinciale Uil Fpl Vicenza, Paggin, chiede di aprire i corsi universitari: Tra Padova e Verona sono 1.715 i posti di infermieristica oggi disponibili. E non possono essere sufficienti. L’insoddisfazione della Fnopi appreso del 26% dei posti in meno di quelli necessari per i corsi di laurea in Infermieristica.

Infermieristica, Paggin (Uil Fpl): via numero chiuso all'università

Adeguare i contratti di lavoro ed eliminare il numero chiuso dei corsi di laurea in Infermieristica. La duplice richiesta, che è soprattutto una necessità, giunge dalla Uil Funzione pubblica che, in Veneto, parte da un dato: tra le due università di Padova e Verona sono precisamente 1.715 i posti di infermieristica attualmente a disposizione. Un numero davvero esiguo – secondo la segretaria Uil Fpl di Vicenza, Carola Paggin – per assicurare un consono turnover dei professionisti per gli anni a venire. Anche perché non è sufficiente sostituire gli infermieri che vanno in pensione, bensì occorre rafforzare alla radice l’organico.

Così Paggin al Giornale di Vicenza: L’Ocse ha calcolato un’esigenza di 8,8 infermieri per mille abitanti. Nel nostro paese ne contiamo 5,6 e la proiezione per il 2027, con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è di arrivare a 6,2. Ancora inferiore ai parametri indicati. Fabbisogno di personale infermieristico. È il tema cardine secondo la sindacalista. E invece chiediamo ancora i numeri chiusi all’università e risorse troppo esigue.

Ma, secondo Paggin, la complicazione sarebbe anche di altro genere. E fa riferimento proprio al Pnrr: Che avrebbe previsto un fabbisogno di personale, in base ai futuri pensionamenti, considerando l’età di uscita a 67 anni. Ma in realtà prima del 1992 bastava il biennio di scuola superiore e il corso di specializzazione per diventare infermiere, attualmente pertanto il pensionamento è a 63 anni, afferma.

I calcoli fatti dunque rischiano di risultare non allineati, con un numero di uscite maggiori rispetto a quelle stimate. Da qui la richiesta esplicita, come Uil Fpl, di un profondo investimento sulla sanità e sul rinnovo contrattuale. Anche perché la professione dell’operatore sanitario rischia di non risultare più particolarmente appetibile, considerate le condizioni nelle quali è costretto a lavorare tra turni pesantissimi, difficoltà di fruire di congedi e ferie nonché, spesso, di conciliare famiglia e lavoro. Conclude Paggin: Si parla dello stanziamento del 19% di risorse in arrivo dall’Europa per il comparto sanitario e, pur parlando di cifre rilevanti, non possono bastare rispetto a quanto emerso negli ultimi due anni. Occorrono maggiori sforzi.

Bisogna ricordare che pochi giorni fa sono stati resi noti i numeri definitivi per quanto concerne le immatricolazioni ai corsi di laurea delle professioni sanitarie in vista dell’esame fissato per martedì 14 settembre 2021 (il Ministero dell’Università e della Ricerca ha infatti pubblicato il decreto definitivo n. 1068 del 17 agosto 2021). E se in principio l’accordo faceva riferimento a 23.719 posti per gli infermieri, il Ministero ha deciso di definirne 17.394 (pertanto, -6.325 posti).

E la notizia del 26% dei posti in meno rispetto a quelli definiti dalla Conferenza Stato-Regioni ha trovato il grande malcontento della Fnopi, che in principio aveva accolto con favore le indicazioni sul fabbisogno; sono anni, infatti, che la Federazione presieduta da Barbara Mangiacavalli evidenzia la carenza di personale infermieristico e rimarca l’esigenza di aumentare i posti per le immatricolazioni.