Roma: Regione chiarisca su infermieri non ancora vaccinati

Roma: Regione chiarisca su infermieri non ancora vaccinati

Scritto il 14/04/2021
da Massimo Canorro

Con una lettera al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti e all’assessore alla sanità regionale, Alessio D’Amato, il presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Roma Maurizio Zega chiede risposta per una situazione di disagio per i colleghi infermieri liberi professionisti e per quelli dipendenti da strutture sanitarie private non convenzionate.

Zega, Opi Roma: vaccinare quanto prima chi è in primissima linea

Nella mattinata del 13 aprile il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti (l’obiettivo da raggiungere è l’immunizzazione entro l’estate, ma dobbiamo avere evidenza della consegna delle dosi che tutt’ora non è continuativa, le sue parole) e l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato (la situazione epidemiologica fa registrare una lieve discesa, ma c’è ancora un dato di forte compressione tanto sulla rete ospedaliera quanto sulle terapie intensive, ha affermato), hanno visitato il nuovo hub vaccinale "drive in" a Valmontone, che aprirà ufficialmente il prossimo 19 aprile distinguendosi come primo centro vaccinale in Italia all’interno di un outlet.

In parallelo l’Opi Roma, attraverso una lettera firmata dal presidente Maurizio Zega, chiede risposta allo stesso D’Amato e al direttore regionale salute ed integrazione sociosanitaria, Massimo Annichiarico, per una situazione di grave disagio che riguarda i colleghi infermieri liberi professionisti nonché quelli dipendenti da strutture sanitarie private non convenzionate. Ad oggi, centinaia di loro sono ancora in attesa di vaccinazione.

Un passo indietro: ad inizio 2021 la Regione Lazio – che per voce del presidente Zingaretti ha ringraziato infermieri e medici: La modalità di portare avanti la campagna vaccinale è quella di supportare una grande comunità sanitaria che è mobilitata ed è la vera protagonista di quanto stiamo facendo – ha attivato un portale attraverso il quale gli infermieri potevano richiedere la vaccinazione. E l’Ordine delle professioni infermieristiche di Roma ha provveduto a segnalare per quel tramite ben 219 nominativi di colleghi che richiedevano il vaccino, prosegue la missiva, nella quale però si rimarca che il 14 febbraio, per noi inspiegabilmente, il portale è stato chiuso; solo dopo ripetute insistenze presso le strutture regionali è stato possibile, dal 19 marzo, tornare a trasmettere a cura dell’Ordine altri nominativi.

Con quale esito? Da quella data oltre 370 nomi sono stati trasmessi alla Regione: ma continuiamo ad essere subissati da richieste di colleghi tuttora in attesa, alcuni dei quali avevano richiesto il vaccino addirittura nell’arco di tempo tra il 19 gennaio e il 14 febbraio. Così lo scorso 9 aprile, a fronte di una lettera di sollecito dell’incaricato dell’Opi Roma, abbiamo appreso che “al momento l’invio delle liste delle adesioni raccolte è stato interrotto in funzione dell’applicazione del Decreto Legge n. 44/2021 (Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-Cov-2, di giustizia e di concorsi pubblici)” e che – previa comunicazione – “dalla settimana prossima sarà possibile per gli iscritti agli ordini delle professioni sanitarie procedere individualmente alla prenotazione della vaccinazione direttamente dal portale regionale salutelazio.it”.

Ma qualcosa sembra non tornare e a regnare pare essere la confusione. Così l’Opi di Roma pone una serie di interrogativi (auspicando una risposta esauriente): da quando la ricezione delle liste risulta interrotta? Fino a che punto sono state prese in carico le richieste formulate? A chi – e attraverso quale modalità – giungerà la comunicazione per avvisare di prenotarsi tramite portale?

Da parte sua, l’Ordine di Roma invierà comunque la comunicazione di procedere individualmente alla prenotazione direttamente sul portale salutelazio.it. Pronto a collaborare, l’Ordine delle professioni infermieristiche – pur comprendendo le difficoltà della situazione attuale, ad iniziare dalla carenza stessa dei vaccini, nonché lo stress al quale sono sottoposte le strutture regionali dedicate – chiede che si provveda quanto prima alla copertura vaccinale di chi è in primissima linea nella lotta alla pandemia.