Responsabile cure domiciliari paziente. Fnopi al Senato

Responsabile cure domiciliari paziente. Fnopi al Senato

Scritto il 29/01/2020
da Redazione

L'Infermiere di famigliadeve diventare un riferimento riconoscibile sul territorio, raggiungibile liberamente ed è importante che abbia un bacino di popolazione di riferimento stabilito, variabile a seconda dei contesti geografici e demografici. Così la Fnopi in audizione presso la Commissione Sanità del Senato sul Ddl Marinello.

Infermieri di famiglia, Fnopi al Senato: ne servono almeno 20mila

Infermiere di famiglia, 10% di ospedalizzazione in meno dove il modello è già in sperimentazione

Evita ricoveri impropri, previene e diminuisce le complicanze, genera appropriatezza economica oltre che clinica, risponde ai bisogni delle persone. Insomma, garantisce la continuità assistenziale.

Sono questi i vantaggi legati alla figura dell'Infermiere di Famiglia e di Comunità laddove il modello è già attivo.

Nicola Draoli, Consigliere del Comitato Centrale della Federazione nazionale degli infermieri (FNOPI) e Presidente dell’Ordine degli Infermieri di Grosseto, ha portato in audizione al Senato i primi dati delle sperimentazioni avviate in Italia: per ora ce ne sono in Piemonte, Toscana e Friuli Venezia Giulia, mentre in Lombardia manca ancora l’attuazione di un provvedimento analogo.

Si tratta di dati incoraggianti se si pensa che laddove presente, la figura dell'infermiere di famiglia ha portato a una riduzione del 20% degli accessi per codici bianchi in pronto soccorso, a un meno 10% dei tassi di ospedalizzazione con uno sgravio anche per i medici di famiglia, ha commentato a margine dell'audizione il senatore del Movimento 5 Stelle Rino Marinello, componente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama e primo firmatario del ddl che introduce la nuova figura dell'infermiere di famiglia e che però secondo la Fnopi necessita di correttivi.

L'intento deve essere quello di riformare l’assistenza territoriale in modalità proattiva, lavorando sulle reti, sulle risorse e sui determinati di salute che non possono e non devono fermarsi al singolo individuo; per questo sarebbe utile, anche in aderenza a quanto previsto nel nuovo Patto per la salute approvato in Stato-Regioni – del quale il Ddl dovrebbe rappresentare la garanzia di applicazione uniforme in tutte le Regioni e dare le indicazioni per essere sviluppato – e in coerenza con quanto descritto nello stesso Ddl, estendere la definizione dell’infermiere di famiglia a infermiere di famiglia/comunità(Ifec).

Inoltre, per mettere a regime il modello, è anche importante che l’infermiere di famiglia e comunità abbia un bacino di popolazione di riferimento stabilito, variabile a seconda dei contesti geografici e demografici, che racchiuda tutti e non solo persone già inserite in un registro di cronicità e bisogno assistenziale - spiega Fnopi - L’Infermiere di famiglia e comunità deve diventare un riferimento riconoscibile e raggiungibile liberamente sia da quella popolazione di riferimento ma anche dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che hanno in carico quella stessa popolazione. E ovviamente tale riconoscibilità e raggiungibilità avviene anche al contrario dall’Infermiere di Famiglia e Comunità.

Quanti Infermieri di Famiglia e Comunità servono

Per rispondere ai bisogni di salute degli oltre 24 milioni di cittadini con patologie croniche o non autosufficienza, la Federazione nazionale degli infermieri ha calcolato la necessità media di almeno un infermiere ogni 500 assistiti (assistenza continua) di questo tipo: circa 20mila infermieri di famiglia/comunità.

Un numero che è desumibile anche calcolando un infermiere di famiglia e comunità ogni 3mila cittadini circa e ovviamente nelle Regioni in cui il numero di anziani/cronici è più alto o con profili di densità abitativa ridotti o numerose comunità interne, il fabbisogno è probabile che aumenti.

Tra gli altri, resta il nodo della formazione. Per ora la FNOPI pensa a un master di I° livello, ma l’obiettivo futuro è quello di creare una laurea magistrale. Su questo punto la capogruppo del Pd in Commissione Igiene e Sanità Paola Boldrini si è detta pronta a depositare una norma ad hoc.