Violenza sulle donne: una lotta culturale, una lotta di tutti

Scritto il 24/11/2018
da Daniela Berardinelli

Domenica 25 novembre sarà la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne; sono molti i movimenti femministi in atto, tra cui “Non Una Di Meno” e la nuova campagna lanciata dalla Vicepresidente della Camera dei Deputati Mara Carfagna (alla quale dobbiamo il riconoscimento del reato di stalking) “Non È Normale Che Sia Normale” alla quale hanno aderito personaggi di spicco dal mondo intellettuale, politico, sociale e dello spettacolo.

Dati allarmanti quelli sul femminicidio in Italia

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne

I dati Eures (Ricerche Economiche e Sociali) sono allarmanti, dal 2000 ad oggi sono state uccise in Italia 3100 donne, più di 3 alla settimana, nel 77% dei casi vittime di un familiare e nel 92% dei casi di un uomo, solo da gennaio ad ottobre 2018 i femminicidi sono stati 70 nel nostro paese.

L’Istat ci dice, inoltre, che 50 mila donne hanno chiesto aiuto alle istituzioni e ai centri antiviolenza e 29 mila hanno iniziato un percorso di aiuto. Sono dati spaventosi segno di un Paese che ha ancora molta strada da fare, a livello sociale e culturale.

Già, perché in primis il rispetto e l’amore vanno insegnati e perseguiti all’interno della propria famiglia, grazie all’immagine e all’idea di amore ed educazione che noi stessi trasmettiamo ai nostri figli.

L'ex Ministro per le Pari Opportunità ha denunciato pochi giorni fa l’assenza nell’attuale piano di governo di manovre atte a contrastare questo enorme problema in terrificante ascesa. Dai dati Istat emerge nello specifico che il 26,9% delle donne ad aver richiesto aiuto ai centri violenza è straniera e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi.

Nessuno di noi, e ripeto nessuno, è esente dal portare avanti questa battaglia, ogni giorno

Il numero medio di donne prese in carico dalle strutture (115,5) è massimo al nord-est (170,9) e minimo al sud (47,5). La maggior parte dei centri, l’85,8%, lavora in rete con altri enti della rete territoriale e quasi tutti, il 95,3%, aderiscono al numero verde nazionale 1522 contro la violenza e lo stalking.

La possibilità di contattare il centro antiviolenza da parte delle donne è elevata: il 68,8% ha messo a disposizione una reperibilità 24 ore su 24, il 71,1% ha attivato un servizio di segreteria telefonica negli orari di chiusura e il 24,5% possiede un numero verde dedicato.

La violenza di genere non è un fatto privato

Il vero aiuto e impegno umano, sociale e culturale sta nel trasmettere forza e coraggio alle donne vittime di abusi quotidiani, fisici e psicologici, nel ricordare loro che non sono sole e nel cercare di proteggerle dalla paura costante che le attanaglia, la paura di denunciare e di chiedere aiuto, di ripercussioni su di sé e suoi propri cari da parte dell’orco che le affligge.

Fondamentale pensare e trasmettere alla società e alle istituzioni che la violenza di genere non è esclusivamente un fatto privato, che si svolge solo all’interno delle mura domestiche, ma qualcosa che lentamente e silenziosamente si è fatto strada nella nostra cultura e ha preso posizione per mezzo di oppressione e ineguaglianza di genere, sfruttamento, precariato, limitando l’autodeterminazione e la libertà della donna, rilegandola così ad una condizione secondaria e subordinata all’uomo; fenomeno ancora più evidente nelle fasce sociali più deboli (LGBT e migranti).

Per questo si scende in piazza e si protesta questo week end, un grido di dolore e di forza che ci accompagna e ci accomuna, perché tutte noi potremmo esserne vittime, i nostri posti interscambiabili (se non per il caso e la posizione geopolitica), e tacere o girarsi altrove significa divenire complici di una società che va sgretolandosi se non vede nella donna colei che può ancora portare avanti questo pianeta, in scienza e coscienza.

Nessuno di noi, e ripeto nessuno, è esente dal portare avanti questa battaglia, ogni giorno.