Martha Alligood, teoria infermieristica come risposta alla crisi identitaria della professione

Scritto il 24/05/2026
da Mauro Mastronardi

Turni massacranti, carenza cronica di personale, aggressioni, burnout emotivo e crescente fuga dalla professione: quella infermieristica non è più soltanto una crisi organizzativa, ma una profonda crisi identitaria. Sempre più infermieri dichiarano di sentirsi svuotati, invisibili, ridotti a semplici esecutori di procedure tecniche all’interno di un sistema sanitario dominato dalla produttività e dall’emergenza continua. In questo scenario, il pensiero di Martha Raile Alligood acquista una straordinaria attualità. La teorica americana ha sostenuto per anni che il sapere teorico infermieristico non rappresenta un esercizio astratto riservato all’accademia, ma il fondamento stesso dell’identità professionale dell’infermiere. Secondo Alligood, la conoscenza teorica “ha spostato il focus primario dell’infermiere dalle funzioni assistenziali alla persona” . Una riflessione che oggi appare più attuale che mai.

Teoria infermieristica: non astrazione, ma senso della cura

martha alligood

Molti lettori (e talvolta anche alcuni professionisti sanitari) quando sentono parlare di “teoria infermieristica” immaginano concetti lontani dalla realtà dei reparti, formule accademiche o contenuti utili soltanto all’università. In realtà, il pensiero di Alligood va in una direzione completamente diversa.

Per Alligood, la teoria non è qualcosa di distante dalla pratica quotidiana. La teoria è il pensiero che dà senso alla cura. È ciò che permette all’infermiere di comprendere chi ha davanti, interpretarne i bisogni, coglierne la fragilità, costruire una relazione terapeutica e dare significato umano e professionale ai gesti assistenziali.

La pratica, invece, è la cura concreta vissuta quotidianamente: somministrare una terapia, monitorare parametri vitali, mobilizzare un paziente, educare alla salute, ascoltare una paura o accompagnare una sofferenza. È il “fare” assistenziale nella sua dimensione reale e quotidiana.

Secondo Alligood, l’infermieristica autentica nasce proprio dall’unione tra teoria e pratica. Un infermiere non è soltanto qualcuno che “fa”, ma qualcuno che comprende, interpreta e attribuisce significato alla cura della persona.

Due infermieri possono eseguire la stessa procedura tecnica, ma ciò che distingue realmente l’assistenza infermieristica è la capacità di vedere, dietro quel gesto, la persona umana con la sua storia, le sue emozioni, le sue paure e i suoi bisogni.

È questo il senso profondo della celebre frase richiamata da Alligood:

Theory without practice is empty and practice without theory is blind.

Una pratica senza teoria rischia di diventare automatica, meccanica e disumanizzante; una teoria senza pratica, invece, perderebbe contatto con la realtà concreta della sofferenza umana.

Il sapere teorico come protezione culturale della professione

Secondo Alligood, la teoria infermieristica svolge anche una funzione di protezione culturale della professione. L’infermieristica viene riconosciuta come professione, disciplina e scienza proprio grazie allo sviluppo di un sapere autonomo.

Senza una propria elaborazione teorica, l’infermiere rischia di essere percepito esclusivamente come supporto tecnico, perdendo autonomia decisionale, riconoscimento sociale e identità professionale.

Questo tema riguarda soprattutto le nuove generazioni. Sempre più giovani abbandonano la professione nei primi anni di carriera perché non riescono più a ritrovare nella pratica quotidiana i valori che li avevano spinti a scegliere l’infermieristica.

In questo senso, la teoria può diventare uno strumento di resistenza culturale: restituisce dignità intellettuale e umana alla professione e ricorda che curare non significa soltanto eseguire procedure, ma entrare in relazione con la vulnerabilità dell’altro.

Middle-range theories e pratica clinica

Alligood richiama inoltre il valore delle middle-range theories, teorie di medio raggio direttamente collegate alla pratica clinica.

Queste teorie aiutano gli infermieri ad affrontare problemi concreti come dolore, adattamento, educazione sanitaria, relazioni terapeutiche e gestione delle cronicità. Non si tratta quindi di idee astratte, ma di strumenti che migliorano concretamente la qualità dell’assistenza.