Venturi e la radiazione dell'Ordine, un disastro annunciato

Scritto il 03/12/2018
da Paolo Vaccarello

Ultimo atto di uno scontro lungo quasi 10 anni e che, per gli addetti ai lavori, non è altro che un disastro annunciato. È di pochi giorni fa la notizia che l’assessore Regionale alla salute per l’Emilia-Romagna Sergio Venturi è stato radiato dall’Ordine dei Medici presieduto dal dott. Giancarlo Pizza a conclusione di un procedimento disciplinare. Le accuse sono quelle di aver autorizzato gli infermieri del 118 regionale alla somministrazione di farmaci con una delibera ad hoc.

Radiazione Venturi, ultimo atto di uno scontro che perdura da un decennio

Un disastro annunciato, perché non è altro che l’atto conclusivo di numerose prese di posizione consumate anche attraverso due esposti in procura da parte dell’Ordine dei Medici finiti con l’archiviazione e da un’interrogazione regionale cui l’allora Assessore Carlo Lusenti rispose sostanzialmente che tutto rispettava la normativa e andava nella direzione di fornire un servizio di eccellenza alla popolazione e non invece di ridurre o sostituire i Medici.

Peraltro, l’introduzione per legge dei protocolli ad opera della Regione che è utile ricordare a livello sanitario legifera, non solo non va in contrasto con la normativa nazionale (D.P.R. 27 marzo 1992 art. 10) ma aveva lo scopo di uniformare i protocolli già presenti da diversi anni in tutta la regione.

All’esigenza di uniformare si era aggiunta la necessità di chiarire definitivamente a livello normativo i suddetti protocolli anche in considerazione del fatto che lo stesso Ordine dei Medici, sempre per mano del presidente Pizza, aveva nei fatti “dichiarato guerra” dopo non essere riuscita ad ottenere assolutamente nulla di quello che si prefissava né attraverso le procure né con l’interrogazione regionale.

Dagli anni scorsi in Emilia-Romagna si è assistito infatti alla messa in stato d’accusa dei primari del 118 di quasi tutta la regione e di alcuni Direttori Generali/Sanitari con provvedimenti disciplinari e sospensioni fino al massimo possibile (6 mesi ndr).

Questa cronistoria è per rendere edotto il lettore di un continuo attacco in cui la vicenda della radiazione di Venturi si inserisce al termine di una serie lunga anni nella quale, già nel 2009, Pierantonio Muzzetto (Presidente OdM di Parma ndr) parlò di mansioni improprie affidate agli infermieri e delle necessità di “rientrare nei ranghi” ipotizzando addirittura un ritorno al mansionario e di fatto dimostrando in modo evidente di trovarsi assai poco informato di quella che già nel 2009 era l’evoluzione della professione infermieristica con formazione universitaria e intensa formazione/addestramento post-base e del sistema 118 Italiano ed Europeo dove l’obiettivo è individuare un’unica figura professionale per il servizio di emergenza ambulanze.

Il sistema 118 italiano non ha comunque nulla da invidiare e vede la coesistenza di tre livelli assistenziali in diverse tipologie di mezzi di soccorso con personale tecnico (autisti-soccorritori), infermieri e medici, ognuno con una professionalità specifica e tutti insieme a comporre un sistema dove la risposta è sempre la migliore possibile caso per caso.

Nessuno “invade il campo” di nessuno come spesso ripetuto in questi anni, ma tutti lavorano in sinergia per garantire un livello altissimo in uno dei settori più delicati del Ssn.

Non ha tardato molto la risposta della regione che, attraverso un comunicato, rende noto di aver dato mandato ai propri legali per tutelare l’immagine dell’ente e del SSR. La Regione non ha preso bene questo provvedimento, che considera “un’ingerenza inaccettabile e illegittima” ravvisando il provvedimento come un atto mirato a “giudicare e sanzionare gli atti amministrativi e le politiche dell’istituzione” e invita l’Ordine dei Medici a scendere immediatamente da un “piedistallo improprio”.

La regione si schiera invece al fianco del sistema 118 e dei professionisti (senza distinzioni ndr.) esaltando il modello organizzativo, la professionalità ed i risultati ottenuti negli anni.

Probabilmente l’escalation cui abbiamo assistito in questi anni è dovuta anche al fatto che su una vicenda che sarebbe stato opportuno governare con tavoli tecnici e massima condivisione sia entrata, come scrive la Regione, la politica nella sua forma meno produttiva. Quella cioè della difesa dei corporativismi che in sanità, di solito, non portano nulla di buono e frenano l’evoluzione del sistema.

Come avevo fatto già in passato, spero anche oggi che questa spiacevole vicenda possa servire ad accendere ancora di più i riflettori sul settore e sulla necessità di uniformare/normare a livello nazionale la professione del soccorritore, dell’infermiere e del medico del 118 al fine di consentire a tutti gli operatori del sistema, compresi i dirigenti di lavorare con serenità, cosa che ultimamente in Emilia-Romagna, nonostante gli sforzi dei dirigenti e dell’assessorato, viene progressivamente a calare.