PNEI, Psiconeuroendocrinoimmunologia e infermieristica

Scritto il 02/11/2018
da Tiziano Garbin

La Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) consiste in un nuovo modello di cura della persona che si occupa dell’interazione reciproca tra il comportamento, l’attività mentale, il sistema nervoso, il sistema endocrino e la risposta immunitaria degli esseri umani. Non esistono più solo fattori come ad esempio la contaminazione batterica a causare malattie, ma anche i fattori psicosociali su cui è possibile intervenire e l’infermiere, essendo sempre al fianco del cittadino in una posizione centrale della rete multidisciplinare che gli ruota intorno, deve essere in grado di riconoscere alterazioni di questi equilibri e supportare il paziente per un cammino verso la salute.

Cos'è la PNEI, Psiconeuroendocrinoimmunologia

Nel corso dell’attività infermieristica o durante gli studi potrà essere capitato a qualche collega di imbattersi nel termine PNEI. Questo acronimo sta per Psiconeuroendocrinoimmunologia e come si può intuire dal nome riguarda l’interazione tra psiche, neurologia, endocrinologia e immunologia, sistemi storicamente studiati in comparti separati dal punto di vista didattico ma in realtà molto uniti tra di loro.

In particolare la PNEI si occupa proprio di questa interazione reciproca tra il comportamento, l’attività mentale, il sistema nervoso, il sistema endocrino e la risposta immunitaria degli esseri umani.

Questo concetto è nato circa 30 anni fa e da allora l'obiettivo è quello di studiare in modo unificato i sistemi psico-fisiologici che come detto sono stati analizzati da sempre in maniera separata e indipendente.

La scoperta scientifica importante che a metà degli anni ‘80 ha dato il via a questa scienza è stata quella di stabilire che i linfociti (tipi di globuli bianchi e quindi adibiti al sistema immunitario) producono l’ormone TSH (ormone ipofisario che stimola la tiroide alla produzione di T3 e T4) e altre molecole con attività neuroendocrina.

È stato anche scoperto che il linfocita può ricevere segnali sia dal sistema nervoso centrale che dal sistema endocrino. Ecco così che si è visto che esiste un’unica rete funzionale e integrata costituita da mediatori comuni che sono le citochine, i neurotrasmettitori e gli ormoni (rispettivamente mediatori del sistema immunitario, del sistema nervoso e del sistema endocrino).

Questi tre sistemi lavorano quindi insieme. I mediatori (molecole) agiscono su tutti e tre i sistemi e possono influenzare non solo il proprio apparato di provenienza, ma anche gli altri.

Gli ormoni ad esempio (che siamo abituati a catalogare come appartenenti al sistema endocrino) sono invece in grado di influenzare anche la risposta immunitaria e di agire in sinergia con il sistema nervoso e il sistema immunitario (e viceversa).

La PNEI è quindi un’interazione dell'assetto psicologico, neuropsicologico ed emotivo con la sfera chimico-fisica e organica della biologia della vita, in condizioni di salute e di malattia.

L’omeostasi corporea avviene grazie all’autoregolazione di questa rete che riceve input di natura psicologica, infettiva, ecc.

PNEI e agire infermieristico

Il punto 2 del Profilo Professionale degli infermieri afferma che “L'assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l'assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l'educazione sanitaria”.

L’approccio PNEI rientra dunque nella vastissima sfera di interventi che riguardano l’infermiere, soprattutto con approccio multidisciplinare.

Oltre alle classiche patologie che sono influenzate dai sistemi di cui fa parte la PNEI (ipertensione, gastrite, cefalea, ecc.) ci sono patologie piuttosto recenti quali la sensibilità chimica multipla, la sindrome da fatica cronica, la fibromialgia, l’elettrosensibilità che possono trarre beneficio da interventi di riattivazione del funzionamento “mente corpo” del soggetto e dal consolidamento e mantenimento di questo equilibrio riconquistato. L’infermiere può anche aiutare a comprendere i motivi meno evidenti alla base di questa disregolazione.

Inoltre, dovrebbe conoscere che secondo letteratura i fattori scatenanti che caratterizzano molti disturbi sono lo stress e l’infiammazione, che a loro volta risultano essere i comuni denominatori di fenomeni a cascata. L’intervento che l’infermiere può attuare in team è quindi orientato a debellare la disregolazione della reazione da stress e i processi infiammatori.

Essendo ormai assodato che la reazione da stress e l’infiammazione sono due processi strettamente correlati - che convivono grazie ad un processo di feed-back che si autoalimenta - la scommessa terapeutica è quindi quella d’interrompere il feed-back disregolatorio e ripristinarne un funzionamento coerente alle richieste dell’organismo in relazione con l’ambiente.

In concreto ci sarebbe la necessità di intraprendere un lavoro con il paziente di vera e propria riabilitazione dei meccanismi di attivazione e disattivazione dell’organismo. Naturalmente all’infermiere serve il supporto delle competenze di diverse professioni quali lo psicologo, il medico endocrinologo, lo psichiatra, l’internista, ecc.

Esiste quindi uno stretto legame tra lo stress emotivo e diverse patologie, anche croniche, che erano senza causa fino a poco tempo fa. Il termine malattia psicosomatica, che nella nostra cultura viene associato ad una fragilità personale, è stato studiato da diverse ricerche scientifiche che hanno proposto un nuovo modello di cura della persona: la PNEI, appunto.

Diverse malattie organiche come l'ipertensione arteriosa, alcune aritmie, la cefalea, la fibromialgia, la gastrite, la sindrome del colon irritabile, ecc. sono il risultato di un progressivo logorio dei sistemi corporei a causa di fattori stressanti (si chiamano infatti patologie “stress correlate”).

Non esistono più solo fattori come ad esempio la contaminazione batterica a causare malattie, ma anche i fattori psicosociali su cui è possibile intervenire e l’infermiere, essendo sempre al fianco del cittadino in una posizione centrale della rete multidisciplinare che gli ruota intorno, deve essere in grado di riconoscere alterazioni di questi equilibri e supportare il paziente per un cammino verso la salute.