Infermieristica e professioni sanitarie, tagliati i posti

Scritto il 06/07/2017
da Redazione

Se il governo non modificherà il decreto Fedeli attribuendo alle Regioni diverse dal Lazio, in particolar modo al Veneto, un maggior numero di posti nelle università per i corsi di professioni sanitarie non mediche, la Regione Veneto impugnerà il decreto. Lo annuncia il governatore Luca Zaia, spiegando che, secondo quando deciso dal Miur (ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca), sembra che le professioni sanitarie si possano imparare solo nelle università romane.

Tagli alle università di infermieristica, la rabbia del Veneto

Nel decreto Fedeli risultano tagli alle università delle professioni sanitarie

Il problema è la decisione di tagliare posti nelle università che preparano a 22 professioni sanitarie non mediche, come ad esempio infermieristica e ostetricia, in quasi tutte le Regioni e Province autonome, per spostarli con la bacchetta magica sugli atenei del Lazio. Il risultato è che il prossimo anno accademico ben cinquemila posti su un totale di 24mila saranno nelle università laziali. Quindi, il nostro assessore alla Sanità ha posto con forza la questione al tavolo della commissione Salute delle Regioni, chiedendo la modifica del decreto Fedeli, formalizzando, in caso contrario, l'intenzione del Veneto di impugnarlo e trovando ampia condivisione da parte dei colleghi di quasi tutte le altre Regioni.

L'accordo Stato-Regioni dello scorso 25 maggio presentava al ministero della Salute il fabbisogno formativo totale a livello nazionale, ricorda Zaia, ma il documento non esplicitava il fabbisogno delle singole Regioni e Province autonome. E anche nel successivo incontro tra Regioni e Miur, avvenuto il 12 giugno, sono stati discussi i numeri complessivi a livello nazionale dei potenziali posti da autorizzare per singola professione, anziché i posti da destinare ai singoli Atenei per ogni corso di laurea.

Il Miur si è infatti riservato di decidere successivamente e in autonomia la ripartizione dei posti per ogni università. E qui è nato il problema, con un diluvio di posti nelle università romane, tagli a raffica dei posti in quasi tutte le altre Regioni. Il decreto Fedeli, in realtà parla di posti provvisori, precisa Zaia, auspicando che chi lo ha scritto si metta al lavoro e cambi. Anche perché, in caso contrario il Veneto impugnerà il decreto, dato che gli crea non pochi problemi,con il rischio di dover chiudere alcuni corsi.

Si tratta di un meccanismo che sfiora l'assurdità, anche alla luce del paradosso che questi corsi se li pagano le Regioni, alle quali viene però di fatto tolto il diritto costituzionale della programmazione in generale e di quella della formazione del personale sanitario in questo caso, secondo le reali loro esigenze, commenta l'assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto.