L'inserimento di un catetere venoso periferico per la somministrazione di farmaci, liquidi, nutrienti ed emoderivati per via endovenosa è la più comune procedura effettuata ai pazienti ospedalizzati. Una delle complicanze più frequenti di questa procedura è la flebite, cioè l’infiammazione della vena che può avere un’origine meccanica, chimica o batterica. Le conseguenze di una flebite sono il dolore, l’interruzione della somministrazione, il possibile fallimento del trattamento terapeutico, la necessità dell’inserimento di un nuovo accesso e non per ultimo l’aumento dei costi.

Scala di valutazione delle flebiti da cateteri venosi periferici

La flebite può compromettere il patrimonio venoso del paziente e quella di origine batterica, se non trattata precocemente, può causare un’infezione del sangue fino alla sepsi.

La prevenzione delle complicanze si realizza sia attraverso la selezione del tipo di dispositivo adatto al trattamento insieme ad una attenta valutazione del patrimonio venoso, ma anche attraverso un puntuale monitoraggio delle complicanze utilizzando un approccio standardizzato e condiviso dal tutto il gruppo professionale.

La flebite si manifesta con i segni dell’infiammazione quali dolore, eritema, edema e negli stati avanzati può comparire un cordone palpabile e la presenza di materiale purulento. Tali manifestazioni si possono verificare durante il cateterismo e fino a 48 ore dopo la rimozione.

Questi rischi devono essere oggetto di monitoraggio per pianificare gli interventi più efficaci alla sua prevenzione.

Tale scala è una versione modificata della Maddox Scale del 1977 che ha utilizzato come strumento per classificare la gravità della flebite, la rilevazione di sei sintomi:

  1. Dolore
  2. Eritema
  3. Gonfiore
  4. Indurimento
  5. Cordone venoso palpabile
  6. Trombosi venosa franca

Questa scala è stata più volte modificata fino alla versione attuale (del 2006). Tale scala prevede sei gradi d’ispezione che vanno da zero, dove non sono presenti segni di flebite, a 5 nel quale è presente un grado avanzato di tromboflebite. Per ogni grado di rilevazione vengono indicate le decisioni da intraprendere circa la gestione dell’accesso o la sua rimozione.

Visual Infusion Phlebites Scale

ScoreSegniStadioIntervento
OSito d’inserzione sanoNessun segno di flebiteSi prosegue il monitoraggio
1

Presenza di UNO di questi segni:

a. lieve dolore

b. lieve arrossamento vicino al sito di inserzione

È possibile che siano i primi segni di una flebiteContinua il controllo del catetere venoso periferico
2

Presenza di DUE di questi segni:

a. dolore nel sito di inserzione

b. eritema

c. gonfiore

Stadio INIZIALE di flebiteRiposizionate il catetere venoso periferico
3

Sono evidenti TUTTI questi segni:

a. dolore lungo il percorso della cannula

b. eritema

c. Indurimento

Stato INTERMEDIO di flebiteRiposizionare il catetere venoso periferico considerare il trattamento
4

Questi segni sono TUTTI evidenti ed estesi:

a. dolore lungo il percorso della cannula

b. eritema

c. indurimento

d. corda venosa palpabile

Stato AVANZATO di flebite o inizio di tromboflebiteRiposizionare il catetere venoso periferico considerare il trattamento
5

Questi segni sono TUTTI evidenti ed estesi:

a. dolore lungo il percorso della cannula

b. eritema

c. indurimento

d. corda venosa palpabile

e. febbre

Stato AVANZATO di tromboflebiteIniziare la terapia e riposizionare il catetere venoso periferico

L’infermiere deve monitorare la sede di inserzione catetere periferico almeno una volta il giorno o più volte nella giornata in relazione all’utilizzo del dispositivo. Questa rilevazione deve essere puntualmente documentata così come gli eventuali interventi pianificati.

La Visual Infusion Phlebitis Score, come tutte le scale di valutazione, favorisce una lettura oggettiva e confrontabile dei fenomeni assistenziali, ai fini di una valutazione quali-quantitativa dell’assistenza richiesta. Quando nella raccolta dati si utilizzano scale di valutazione, si ottengono un linguaggio standardizzato e concetti esplicati in modo dettagliato nelle variabili da rilevare. Diversi professionisti, infatti, utilizzando lo stesso strumento, possono più facilmente giungere alle medesime conclusioni (G. Artioli, P. Copelli; 2005).